Lo studio

Alzheimer, 8.900 passi al giorno
“scudo” contro la malattia

di oggisalute | 18 luglio 2019 | pubblicato in Attualità
alzheimer-alliance

Aumentare l’attivita fisica quotidiana può proteggere dal declino cognitivo e dall’Alzheimer. Potrebbero bastare anche 8.900 passi al giorno, meno della soglia dei 10mila (circa 7 chilometri) che molte persone si prefissano usando le ‘app’ o i contapassi del proprio smartphone. Lo ha scoperto uno studio del Massachusetts General Hospital (Mgh) con un articolo pubblicato sul ‘Jama Neurology’. Il team di scienziati ha anche sottolineato come la riduzione dei fattori di rischio vascolare può offrire una protezione aggiuntiva contro l’Alzheimer e ritardare la progressione della malattia. I risultati di questo studio saranno presentati all’Alzheimer’s Association International Conference (Aaic) che si svolgerà a Los Angeles.

Lo studio è uno dei primi a dimostrare gli effetti protettivi dell’esercizio fisico nella fase pre-clinica della malattia, quando c’è ancora la possibilità di intervenire prima dell’inizio della perdita sostanziale di neuroni e della compromissione clinica. “Uno dei risultati più sorprendenti del nostro lavoro è che una maggiore attività fisica non solo sembra avere effetti positivi sul rallentamento del declino cognitivo, ma anche sul rallentamento della perdita nel tempo di tessuto cerebrale in persone normali che avevano alti livelli della placca amiloide nel cervello”, evidenzia Jasmeer Chhatwal, uno degli autori dello studio.

Alla ricerca hanno partecipato 182 persone in buone condizioni fisiche, alcuni avevano però un alto rischio di declino cognitivo con un precoce accumulo della proteina beta-amiloide, spia di un possibile inizio di Alzheimer. Il gruppo aveva dei pedometri posizionati sull’anca per contare il numero di passi fatti durante la giornata. “Gli effetti ‘scudo’ dell’attività fisica sono stati osservati anche a livelli modesti di camminate, ma i più importanti sono stati evidenziati a quota 8.900 passi”, ha osservato Reisa Sperling, direttore del Center for Alzheimer’s Research and Treatment, Brigham and Women’s Hospital and Massachusetts General Hospital.

Secondo Sperling, “l’accumulo delle proteine beta-amiloide e Tau è tra i responsabili del processo di deterioramento cognitivo in età avanzata, ma – ha aggiunto la specialista – non dobbiamo dimenticarci che ci sono dei passi che possiamo fare per ridurre in futuro il rischio della malattia. L’Alzheimer è una patologia multifattoriale e richiede un approccio multifattoriale che potrà, speriamo, cambiare la traiettoria della patologia”.

(Fonte: Adnkronos)

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