Lo studio

Fecondazione, l’embrione umano
sa auto-ripararsi

di oggisalute | 27 giugno 2019 | pubblicato in Attualità
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Ci sono embrioni che, giunti al loro secondo o terzo giorno di vita, assorbono alcune delle proprie cellule anomale per auto-guarirsi. Finora questo fenomeno, noto come ‘divisione inversa’, era considerato segno di un possibile difetto alla nascita. Uno studio dell’Institut Marquès presentato al congresso della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) in corso a Vienna mette invece in luce la capacità dell’embrione umano di eliminare le proprie cellule difettose, a partire primi giorni di vita, per ripararsi e continuare il percorso di crescita.

Nel 2016 Magdalena Zernicka-Goetz dell’Università di Cambridge aveva studiato il fenomeno su embrioni di topo. In laboratorio i ricercatori osservarono che negli embrioni con metà delle cellule che mostrano anomalie, queste ultime sono venute meno per morte cellulare programmata, permettendo alle cellule normali di sostituirle e portando a un embrione sano. Per dimostrarlo nei gameti umani, l’équipe di Institut Marquès ha condotto uno studio retrospettivo su 23.340 embrioni, il cui sviluppo – dalla fecondazione allo stadio di blastocisti – è stato documentato in video. I risultati rivelano che gli embrioni che hanno riassorbito le cellule difettose e continuano a dividersi fino a blastocisti (stadio iniziale dello sviluppo embrionale, che appare il 5° e il 6° giorno dopo la fecondazione) hanno lo stesso tasso di impianto, di gravidanza evolutiva di un bambino nato sano.

“Ogni embrione funziona come una squadra di cellule controllate da un leader, con l’obiettivo di vivere. Se alcune cellule iniziano a dividersi in modo anomalo e fuori controllo, i cattivi vincono e l’embrione non può svilupparsi. Al contrario, se l’anomalia è circoscritta, fin dall’inizio della vita, gli esseri umani sono in grado di correggere i loro punti deboli, di seguire i criteri corretti e andare avanti nella vita”, spiega Marisa López-Teijón, direttrice di Institut Marquès.

(Fonte: Adnkronos)

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