L'osservatorio

Italia fanalino di coda in Europa per la sanità digitale

di oggisalute | 28 marzo 2019 | pubblicato in Attualità
telemedicina

Italia fanalino di coda in Europa per la sanità digitale. Eppure si tratta di uno strumento considerato ormai, da tecnici e ricercatori, una risorsa chiave per favorire la sostenibilità economica di lungo periodo del Sistema sanitario nazionale e garantirne la qualità. Soprattutto a fronte dell’aumento dei malati cronici: in Italia già oggi circa il 40% dei residenti ha almeno una malattia cronica e poco più del 20% arriva a due. Ma nel nostro Paese si investono in sanità digitale solo 22 euro per cittadino contro i 60 della Gran Bretagna e i 70 della Danimarca. Sono alcuni dati presentati al convegno “Gestione del paziente cronico nell’era della digitalizzazione”, oggi a Roma su iniziativa di Fondazione Roche.

Secondo i dati dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano, la spesa complessiva per la sanità digitale in Italia, tra quanto investito da ministero della salute, dalle Regioni, dalle singole strutture sanitarie e dalla rete della medicina generale – indica il responsabile scientifico Paolo Locatelli – ammonta a 1,3 miliardi di euro (dati 2017), pari a circa 22 euro per cittadino.

“Si tratta – spiega Locatelli – di un dato che pone il nostro Paese in una posizione di retroguardia. Si pensi che, senza arrivare ai valori di Paesi scandinavi come la Danimarca che investe 70 euro, nazioni e sistemi a noi più vicini come quello francese o inglese ‘spendono’ quasi il doppio o il triplo: 60 euro per cittadino la Gran Bretagna e 40 euro la Francia”.

Ad oggi il digitale per garantire la continuità di cura è ancora poco sviluppato. Ad esempio, secondo un’indagine dell’Osservatorio, le soluzioni per l’interscambio di dati e documenti sui pazienti attraverso percorsi diagnostici terapeutici assistenziali informatizzati vengono utilizzate solo dal 29% delle aziende sanitarie, con professionisti sanitari dell’azienda ospedaliera appartenenti a diversi dipartimenti, e dal 23% con professionisti all’interno di una o più reti di patologia. Il supporto informatico alle attività di presa in carico del paziente risulta diffuso soprattutto per le attività gestionali e amministrative, come la gestione dei dati anagrafici (nell’80% delle aziende) e delle prenotazioni (63%).

L’informatizzazione stenta, invece, a diffondersi – evidenziano gli esperti – come strumento per la messa in atto di percorsi individualizzati secondo il principio della presa in carico stabile del paziente: solo un’azienda su 3 in media utilizza un supporto digitale nella definizione, visualizzazione e aggiornamento di piani di assistenza individuale, per l’analisi dei dati dei pazienti e per mettere in comunicazione tutti gli attori del sistema salute.

(Fonte: Adnkronos)

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